Condillac e il sensismo.
tienne Bonnot de Condillac, il grande teorico del sensismo
nell'ambito dell'illuminismo francese, nacque a Grenoble nel 1714.
Come d'Holbach e Montesquieu egli apparteneva al ceto nobiliare.
La sua preparazione culturale  avvenne dapprima presso i gesuiti,
poi in seminario, dove comp studi teologici, che prosegu alla
Sorbona. Alla fine fu ordinato sacerdote. Poi si orient verso la
filosofia, si interess alle opere degli illuministi, si accost
al loro ambiente e divenne amico di Diderot, che si incaric
personalmente di fargli trovare un editore per le sue opere.
Condillac presenta nel quadro complesso dell'Illuminismo francese
una sua specificit ed originalit. Invece di farsi coinvolgere
nella grande lotta per il trionfo dei lumi, egli affront la
difficile strada della metafisica, che era particolarmente invisa
alla cultura del tempo. Ma i philosophes lo accolsero ugualmente
fra le loro fila perch egli era un metafisico che combatteva
contro la metafisica, come risulta evidente nel Trattato sui
sistemi (1749) in cui ribadisce fin dall'inizio la scelta
metodologica newtoniana di fondarsi solo sui fatti: hypotheses non
fingo. L'idea di utilizzare un unico principio, quello delle
sensazioni, per spiegare tutta la vita spirituale dell'uomo  un
altro aspetto che dimostra l'influenza di Newton. Come lo
scienziato inglese aveva ricostruito l'ordine dell'universo fisico
a partire da un unico principio, l'attrazione fra i corpi, cos
egli volle ricostruire tutto il mondo spirituale dell'uomo a
partire da quell'unico principio che  la sensazione.
Condillac intendeva soprattutto porsi direttamente sulla via
tracciata da Locke. Egli era convinto che tutti gli errori della
metafisica, a cominciare da quelli di Cartesio, derivassero
fondamentalmente da quel vizio d'origine che era l'innatismo. Da
ci egli deduceva che vi fossero stati nella storia due tipi di
metafisica, l'una ambiziosa finalizzata a penetrare tutti i
misteri, l'altra invece intenta ad adattare le proprie ricerche
alla debolezza dello spirito umano. E questo secondo tipo di
metafisica - afferma Condillac - se non si interessa affatto di
ci che non  in grado di comprendere,  invece avida di ci che
pu afferrare. La maggior parte dei filosofi aveva preferito
prendere la prima strada con le conseguenze che si erano avute.
Locke era stato il solo ad aver scelto la seconda via,
percorrendola con successo.
Condillac riteneva per che il filosofo inglese non fosse andato
fino in fondo, che vi fossero ancora dei punti oscuri nella sua
gnoseologia, e finalizz il suo lavoro ad eliminare questi ultimi
dando una descrizione metodica e particolareggiata dei processi
conoscitivi. A questo scopo egli scrisse la sua opera pi
importante, il Trattato sulle sensazioni (1754), con la quale egli
si proponeva di offrire una descrizione particolareggiata e
metodica di tutta la vita spirituale, ricostruendo l'edificio
della conoscenza fin nei suoi aspetti pi astratti e complessi, e
di dimostrare che tutte le nostre conoscenze derivano dai sensi e
particolarmente dal tatto.
In quest'opera Condillac utilizza un metodo ed un'immagine
divenuti in breve tempo famosissimi e oggetto di dibattiti e
discussioni. Il metodo  quello analitico-genetico, l'immagine 
quella della statua. Per quanto riguarda il primo punto la
tradizione aveva sempre supposto che i sensi dell'uomo
naturalmente svolgano le funzioni a cui sono adibiti senza aver
bisogno di un periodo di tirocinio per imparare. Egli per primo
considera questo modo di ragionare un pregiudizio ed elabora un
metodo nuovo, quello di separare i sensi fra di loro e distinguere
le idee che derivano da ciascuno di essi. A questo proposito
Condillac introduce l'immagine di una statua di marmo (quindi
priva di sensi e di sensazioni) a cui vengono aggiunte le facolt
sensitive dell'uomo ad una ad una, cominciando dall'odorato, e
s'impegna a descrivere tutti gli effetti che le sensazioni
producono. Cos a poco a poco compaiono la cognizione dello spazio
e quella del tempo, la memoria, la differenza fra il soggetto e
l'oggetto della sensazione, la consapevolezza di s (la scoperta
dell'io), la capacit di giudicare. La conclusione di Condillac 
che tutte le idee, anche le pi astratte, sono il prodotto di
accostamenti e sovrapposizioni di idee semplici, le quali a loro
volta sono il prodotto delle sensazioni. Da questa dottrina  della
conoscenza egli trae la conclusione che non vi  nulla di innato e
quindi essa distrugge nel loro principio tutti i sistemi
metafisici.
Alla domanda come mai una teoria cos semplice e lineare fosse
rimasta nascosta ai filosofi per tanto tempo Condillac risponde
che era stata la vita in societ che aveva allontanato la cultura
da ci che le sensazioni erano all'inizio e questo aveva reso
tanto difficile comprendere una verit evidente, cio che tutte
le nostre facolt possono avere un principio comune nelle
sensazioni.
Nel Trattato sugli animali (1755) Condillac approfondisce
ulteriormente il tema. Per evitare la logica conclusione
idealistica a cui il suo sensismo pareva condurlo, quello stesso
idealismo in cui era confluito il pensiero di Berkeley, egli
afferma in quest'opera che l'idea della realt di un mondo esterno
al conoscente nasce in noi dal senso del tatto. Trovando
costantemente una resistenza fuori di s, le sensazioni tattili
producono il formarsi dell'idea di una realt esterna a noi. Nel
rapporto poi con questa realt esterna - l'idea della quale si
forma oltre che attraverso il tatto anche per l'azione della
memoria - si forma, si rafforza e si chiarisce a se stessa l'idea
di una realt interna ad essa contrapposta. Questa realt interna
 appunto quel sentimento fondamentale di s che tutti noi abbiamo
e che chiamiamo anima. Nel pensiero di Condillac questo sentimento
sembra essere il prodotto del processo conoscitivo stesso, e
quindi l'anima umana non  altro che il prodotto di questo
processo. A questo punto sembra inevitabile ammettere che il
sensismo di Condillac conduca ad una metafisica materialistica,
nella quale inoltre si dimostra una sostanziale uniformit
naturale fra uomini e animali.
Ma Condillac fa in pi occasioni affermazioni in senso contrario.
Nel Trattato sulle sensazioni egli afferma che la statua 
animata da uno spirito, ma che questo spirito  privo per altro
di ogni specie di idee. Se appare evidente la sua preoccupazione
di non dare all'innatismo alcuno spazio, risulta per affermata
l'esistenza dell'anima prima del processo conoscitivo. A questo
spirito senza idee, a quest'anima vuota egli aggiunge in modo poco
chiaro la facolt di giudicare basata sul piacere e sul dolore.
Questa comunque  l'unica concessione che Condillac si sente di
fare: per il resto egli ribadisce che tutto deriva
dall'esperienza, cio dalle sensazioni. Questa sua conclusione
appare insufficiente per poter affermare che l'anima precede e non
segue il processo conoscitivo, anche in considerazione del
complesso problema delle censure e delle autocensure che
coinvolsero tutta quella parte della cultura illuminista che
cercava di rimanere alla luce del sole (confronta l'Introduzione
all'Illuminismo francese, La questione della censura).
La polemica era inevitabile e fin dall'inizio cominciarono a
piovere sulla sua dottrina accuse di materialismo. Alcuni suoi
avversari sostenevano che la sua dottrina gnoseologica, fondata
sul primato della sensazione, portava ad un materialismo
addirittura meglio strutturato che nelle dottrine, invero
piuttosto ingenue e contraddittorie, degli altri materialisti
francesi dell'epoca. Il nocciolo della questione era appunto
questo: se l'anima  il prodotto di un processo in cui il primato
 dato alla sensazione, non si vede come la conclusione
materialista sia evitabile.
Egli respinse sempre le accuse di materialismo e di ateismo e
afferm invece che la sua filosofia conduceva ad un deismo che
poteva benissimo essere una base favorevole alla dottrina
cristiana. Sul materialismo poi egli si esprimeva in modo
decisamente negativo, accusandolo di cecit, perch non sapeva
vedere l'ordine dell'universo, in esso la creazione e attraverso
di essa il Creatore. E aggiungeva la conoscenza di Dio  alla
portata di tutti gli uomini,  cio una conoscenza proporzionata
all'interesse della societ. Bench la sua dottrina sia di
difficile valutazione, le sue affermazioni furono credute e
successe anche che i libri dell'abate Condillac fossero usati come
testi di scuola nei seminari.
Nel 1758 il filosofo francese si trasfer a Parma, con il compito
di essere il precettore del figlio del duca Ferdinando di Borbone
(che era anche nipote del re di Francia Luigi quindicesimo). Egli
si intrattenne in Italia per una decina d'anni, frequentando i pi
noti circoli culturali italiani dell'epoca ed esercitando su di
essi una notevole influenza.
Tornato nuovamente in Francia nel 1767, Condillac venne nominato
membro dell' Acadmie Franaise e dopo aver rifiutato di diventare
il precettore dei tre figli del delfino, si ritir in un castello
di propriet della famiglia dove mor a sessantasei anni nel 1780.

G. Zappitello, Antologia filosofica, 2. Quaderno secondo/7.
Capitolo Dodici/2.
1) Condillac. L'immagine della statua.

Dopo aver reso omaggio alla contessa di Vass e aver riconosciuto
pubblicamente il contributo da lei dato alla stesura dell'opera,
Condillac presenta la celebre immagine della statua.
. B. de Condillac, Trattato delle sensazioni, Importante
avvertimento al lettore (pagina 286).

Per arrivare a questo scopo, immaginammo una statua organizzata
internamente come noi, e animata da uno spirito privo di ogni
specie di idee. Supponemmo anche che l'esterno, tutto di marmo,
non le permettesse l'uso di nessuno dei suoi sensi, e ci
riservammo la libert di aprirli, a nostro arbitrio, alle
differenti impressioni delle quali sono suscettibili.
Credemmo di dover cominciare con l'odorato, perch fra tutti i
sensi  quello che sembra contribuire di meno alle conoscenze
dello spirito umano. Gli altri furono oggetto delle nostre
ricerche in seguito, e dopo averli considerati separatamente e
insieme, vedemmo la statua diventare un animale, capace di
vegliare sulla propria conservazione.
Il principio che determina lo sviluppo delle sue facolt 
semplice, lo racchiudono le stesse sensazioni: infatti, essendo
tutte necessariamente piacevoli o spiacevoli, la statua 
interessata a godere delle une e a sottrarsi alle altre. Ora, ci
si convincer che questo interesse basta per dar luogo alle
operazioni dell'intelligenza e della volont. Il giudizio, la
riflessione, i desideri, le passioni, eccetera, sono soltanto la
sensazione stessa che si trasforma differentemente. Perci ci 
sembrato inutile supporre che l'anima derivi immediatamente dalla
natura tutte le facolt delle quali  dotata. La natura ci d
organi per avvertirci col piacere di ci che dobbiamo cercare e
col dolore di ci che dobbiamo evitare. Ma si ferma l e lascia
all'esperienza la cura di farci contrarre abitudini e di terminare
l'opera che ha cominciato [_].
Avverto dunque che  importantissimo mettersi esattamente al posto
della statua che osserveremo. Bisogna cominciare a esistere con la
statua, avere soltanto un senso quando essa ne ha uno soltanto;
acquistare soltanto le idee che acquista, contrarre soltanto le
abitudini che contrae: in una parola bisogna essere soltanto ci
che essa . La statua giudicher le cose come noi solo quando avr
tutti i nostri sensi e tutta la nostra esperienza; e noi
giudicheremo come lei solo quando supporremo di essere privi di
tutto ci che le manca. Credo che i lettori che si metteranno
esattamente al suo posto, non faticheranno a capire quest'opera;
gli altri mi opporranno difficolt innumerevoli.
. B. de Condillac, Opere, UTET, Torino, 1976, pagine 341-342 e
350.

G. Zappitello, Antologia filosofica, 2. Quaderno secondo/7.
Capitolo Dodici/2.
2) Condillac. Tutte le conoscenze dalle sensazioni.

Dopo aver affermato che il suo scopo  quello di dimostrare che
tutto deriva dai sensi, Condillac sottolinea le differenze fra la
sua opera e quella di Aristotele, pur in una linea di continuit
che passa attraverso il contributo fondamentale di Locke, e
insiste sui progressi nel campo della conoscenza che la sua opera
 in grado di apportare.
. B. de Condillac, Trattato delle sensazioni, Estratto ragionato
(pagina 286).

Lo scopo principale di quest'opera  fare vedere come tutte le
nostre conoscenze e tutte le nostre facolt derivino dai sensi, o,
per parlare pi esattamente, dalle sensazioni: infatti, in verit,
i sensi ne sono soltanto la causa occasionale. Essi non sentono,
solo l'anima sente attraverso gli organi, e dalle sensazioni che
la modificano trae tutte le conoscenze e tutte le facolt.
Questa ricerca pu contribuire infinitamente agli sviluppi
dell'arte di ragionare, essa sola pu svilupparla fin dai primi
princpi. In effetti, non scopriremo una maniera sicura di guidare
costantemente i nostri pensieri, se non sappiamo come si sono
formati. Che cosa ci si pu attendere da quei filosofi che
ricorrono continuamente a un istinto che non sarebbero in grado di
definire? Ci illuderemo di poter prosciugare la fonte dei nostri
errori, finch la nostra anima agir cos misteriosamente? occorre
dunque che osserviamo noi stessi fin dalla prima sensazione che
proviamo, occorre distinguere la ragione delle nostre prime
operazioni, risalire all'origine delle nostre idee, rintracciarne
la genesi, seguirle fino ai limiti che la natura ci ha prescritto:
in una parola occorre, come dice Bacone, rinnovare tutta
l'intelligenza umana.
Ma, mi si obietter,  detto tutto, quando si  ripetuto con
Aristotele che tutte le nostre conoscenze provengono dai sensi.
Non esiste uomo d'ingegno che non sia capace di trarre questa
conseguenza che credete cos necessaria e nulla  cos inutile
quando indugiarsi con Locke su questi particolari. Aristotele
mostra molto pi genio, quando si accontenta di racchiudere tutto
il sistema delle nostre conoscenze in una massima generale.
Aristotele, sono d'accordo, era uno dei pi grandi geni
dell'antichit, e quelli che fanno questa obiezione hanno
indubbiamente molto ingegno. Ma per convincersi di quanto siano
poco fondati i rimproveri che muovono a Locke, e di quanto sarebbe
loro utile studiare questo filosofo invece di criticarlo, basta
sentirli ragionare o leggere le loro opere, se hanno scritto di
argomenti filosofici.
Se questi uomini unissero a un metodo esatto molta chiarezza,
molta precisione, avrebbero un certo diritto di considerare
inutili gli sforzi che fa la metafisica, per conoscere lo spirito
umano, ma potrebbero essere chiaramente sospettati di stimare cos
profondamente Aristotele solo per poter disprezzare Locke e di
disprezzare quest'ultimo solo con la speranza di screditare tutti
i metafisici.
Da molto tempo si dice che tutte le nostre conoscenze derivano dai
sensi. Tuttavia i Peripatetici erano cos lontani dal conoscere
questa verit, che, nonostante l'ingegno che parecchi di loro
avevano avuto in sorte, non l'hanno mai saputa sviluppare, e dopo
parecchi secoli non l'avevano ancora scoperta.
Spesso un filosofo si dichiara per la verit senza conoscerla: ora
segue la corrente, l'opinione del gran numero, ora, pi ambizioso
che docile, resiste, combatte e talvolta arriva a trascinare la
moltitudine.
Cos si sono formate quasi tutte le stte, ragionavano spesso a
caso, ma bisognava pure che talvolta alcune avessero ragione,
visto che si contraddicevano sempre.
Ignoro quale sia stato il motivo che spinse Aristotele ad esporre
il principio sull'origine delle nostre conoscenze. Ma ci che so 
che non ci ha lasciato nessuna opera in cui questo principio sia
sviluppato, e che, d'altra parte Aristotele cercava di essere
completamente contrario alle opinioni di Platone.
Immediatamente dopo Aristotele viene Locke; infatti non bisogna
contare gli altri filosofi che hanno scritto sullo stesso
argomento. Questo inglese vi ha senza dubbio profuso molta luce,
ma vi ha lasciato anche oscurit. Vedremo che la maggior parte dei
giudizi che si mescolano a tutte le nostre sensazioni gli sono
sfuggiti, che non ha conosciuto quanto bisogno abbiamo di imparare
a toccare, a vedere, a sentire, eccetera, che tutte le facolt
dell'anima gli sono parse qualit innate e che non ha sospettato
che potessero trarre la propria origine dalla stessa sensazione
[_].
Locke  il primo ad aver notato che l'inquietudine causata dalla
privazione di un oggetto  il principio delle nostre
determinazioni. Ma egli fa nascere l'inquietudine dal desiderio.
Avviene esattamente il contrario. D'altra parte mette tra il
desiderio e la volont pi differenza di quanta non ce ne sia in
effetti. Infine considera l'influenza dell'inquietudine solo in un
uomo che ha l'uso di tutti i sensi e l'esercizio di tutte le sue
facolt.
Restava dunque da dimostrare che questa inquietudine  il
principio primo che ci d le abitudini di toccare, di vedere, di
ascoltare, di sentire, di gustare, di confrontare, di giudicare,
di riflettere, di desiderare, di amare, di odiare, di temere, di
sperare, di volere: per essa, in una parola, nascono tutte le
abitudini dell'anima e del corpo.
Per questo era necessario risalire pi in alto di quanto non abbia
fatto questo filosofo. Ma nell'impotenza in cui ci troviamo di
osservare i nostri primi pensieri e i nostri primi movimenti,
bisognava indovinare e, di conseguenza, bisognava fare differenti
supposizioni.
Tuttavia non era ancora abbastanza risalire alla sensazione. Per
scoprire lo sviluppo di tutte le nostre conoscenze e di tutte le
nostre facolt, era importante distinguere ci che dobbiamo a ogni
senso, ricerca che non era stata ancora tentata. Da ci si sono
formate le quattro parti del Trattato sulle sensazioni.
La prima, che tratta dei sensi che di per s non giudicano gli
oggetti esteriori.
La seconda, del tatto, o del solo senso che giudica di per s gli
oggetti esteriori.
La terza, del modo in cui il tatto insegna agli altri sensi a
giudicare gli oggetti esterni.
La quarta, dei bisogni, delle idee e dell'operosit di un uomo
isolato che gode di tutti i propri sensi.
Tale esposizione mostra evidentemente che lo scopo di quest'opera
 far vedere quali sono le idee che dobbiamo a ogni senso e come,
quando si uniscono, ci danno tutte le conoscenze necessarie alla
nostra conservazione.
Dalle sensazioni nasce dunque tutto il sistema dell'uomo: sistema
completo le cui parti sono tutte legate e si sostengono
reciprocamente. E' una concatenazione di verit: le prime
osservazioni preparano quelle che devono seguirle, le ultime
confermano quelle che le hanno precedute. Se, per esempio,
leggendo la prima parte, si comincia a pensare che l'occhio
potrebbe pure non giudicare di per s grandezze, figure,
situazioni e distanze, si  completamente convinti, quando si
impara nella terza parte in che modo il tatto d all'occhio tutte
queste idee.
Se questo sistema poggia su supposizioni, tutte le conseguenze che
se ne traggono sono testimoniate dalla nostra esperienza. Non c'
uomo, per esempio, limitato all'odorato: un simile animale non
sarebbe in grado di vegliare sulla propria conservazione. Ma, per
dimostrare la verit dei ragionamenti che abbiamo fatto
osservandolo, basta che un po' di riflessione su noi stessi ci
faccia riconoscere che potremmo dovere all'odorato tutte le idee e
tutte le facolt che scopriamo in quest'uomo, e che con questo
solo senso non ci sarebbe possibile acquistarne altre. Ci si
sarebbe potuti accontentare di considerare l'odorato facendo
astrazione dalla vita, dall'udito, dal gusto e dal tatto: se si
sono immaginate supposizioni,  perch rendono questa astrazione
pi facile.
. B. de Condillac, Opere, UTET, Torino, 1976, pagine 555-558.
